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lunedì 10 aprile 2017

Studio: i maggiori consumatori di pornografia online sono gli Stati più religiosi


Uno studio scientifico ha esaminato i dati sulle ricerche collegate a pornografia nei vari stati USA, scoprendo che è proprio negli stati più religiosi che arrivano più numerose le ricerche. Il motivo sarebbe che il contesto culturale incoraggerebbe esperienze sessuali “private”.

Lo studio sui dati di Google Trends

Qualunque sia l’atteggiamento personale verso di essa, è un dato di fatto che la pornografia ha un mercato molto ampio, cosa che è ben noto trova riscontro anche su Internet. Per questo motivo le ricerche sociologiche non possono ignorare il fenomeno.
I dati di Google Trends, che permettono di vedere quanto sono cercate specifiche parole chiave e da che zone, sono oggi un fonte estremamente interessante per chi si occupa di scienze sociali: un gruppo di ricercatori li ha usati per esaminare le ricerche di materiale pornografico online, in particolare andando a confrontare i trend in diverse aree geografiche, interessati a capire se ci siano differenze tra le zone “più religiose” e quelle meno.
“Mentre il collegamento tra caratteristiche religiose personali e consumo di pornografia è ampiamente studiato, poche ricerche hanno cerato di capire se il contesto religioso più ampio possa influenzare il consumo” spiegano i ricercatori nell’articolo pubblicato.
L’analisi statistica dei dati ha permesso di verificare che gli stati a maggior presenza di persone che si dichiarano religiose, e soprattutto di “fondamentalisti cristiani” (cioè tutti quei movimenti che applicano una lettura letterale della Bibbia) è correlata ad una maggiore ricerca di materiale a luci rosse su Internet.

Una precedente ricerca aveva scoperto la stagione degli amori

Non si tratta della prima ricerca che usa i dati delle ricerche su Google per esaminare il consumo di pornografia: una precedente ricerca aveva analizzato come queste ricerche variassero nel corso dei mesi dell’anno, scoprendo che la richiesta è maggiore in inverno e ad inizio estate, facendo supporre ai ricercatori l’esistenza di due “stagioni degli amori” degli esseri umani.

domenica 30 ottobre 2016

“Non si può escludere un’ altra scossa forte. L’effetto domino potrebbe durare per mesi”

Magnitudo 6.5, è la scossa più forte dal 1980 a oggi. 
I geologi: effetto domino, lungo l’Appennino c’è un sistema di faglie molto complesso
La nuvola di polvere causata dai nuovi crolli a Norcia provocati dalla scossa di magnitudo 6.1 delle 7.40 del 30 ottobre 2016.






 
































L’ultima scossa, quella di magnitudo 6.5 che alle 7,40 di stamane ha fatto tremare ancora l’Italia centrale, s’è sentita lungo tutta la Penisola: da Taranto a Bolzano. È stato il terremoto più forte dal 1980 (Irpinia) a oggi. L’epicentro, come fanno sapere dall’Istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia (Ingv), è ubicato tra le province di Macerata, Perugia e Ascoli Piceno: a sette chilometri da Castelsantangelo Sul Nera, cinque da Norcia e 17 da Arquata del Tronto. Ma diverse segnalazioni attraverso i social network sono giunte anche dalla Puglia, da Napoli, da Firenze, da Roma, dall’Emilia Romagna e dal Veneto. Segno che la propagazione dell’energia sprigionata dall’evento sismico, attraverso la crosta terrestre, è stata piuttosto diffusa. 


UNA NOTTE LUNGHISSIMA  
La scossa che ha fatto crollare il Duomo di Norcia è stata più forte delle due di mercoledì sera, ma pure di quelle che ad agosto hanno colpito Amatrice e nel 2009 L’Aquila. Per gli addetti ai lavori, non si tratta di una sorpresa. «Le sequenze multiple sono una caratteristica di questi terremoti superficiali, ma non è possibile determinare l’intervallo di tempo tra una scossa e l’altra né le loro intensità - afferma Massimo Cocco, sismologo dell’Ingv -. A Colfiorito, nel 1997, il sisma si ripresentò dopo due settimane. Questa volta è stato necessario attendere due mesi».  

La notte, però, era stata piena di avvisaglie. Lo sciame sismico era proseguito ininterrottamente dalle 23 fino alle prime luci dell’alba, con scosse di magnitudo minima pari a 2.6. La Terra potrebbe tremare ancora per diversi mesi e la scienza, al momento, non è in grado di tracciare previsioni. Lo scenario più probabile lascia immaginare numerose repliche sismiche nei prossimi mesi, in un’area più ampia rispetto a quella che consideravamo fino all’altro ieri. «Il terremoto si è spostato da Amatrice verso nord, nell’area di Visso e Ussita, e da questi luoghi oggi nuovamente verso sud nell’area di Norcia, dove il terremoto di Amatrice di agosto si era arrestato», spiega al telefono Paolo Messina, direttore dell’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). 


NESSUNA PREVISIONE  
«Non siamo in grado di prevedere quando e come tale sequenza sismica andrà a scemare, né possiamo in linea teorica escludere altri terremoti forti come e più di quelli avvenuti fino ad oggi in aree adiacenti a quelle colpite in questi mesi», dice il Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria. Secondo il Cnr «se da una parte questa sequenza è fortemente preoccupante, dall’altro lato la propagazione laterale fa sì che si verifichino una serie di terremoti forti ma non fortissimi. Molto peggio sarebbe se tutti questi segmenti della facomunicaglia (Amatrice, Visso, Norcia) si fossero mossi tutti insieme generando un terremoto di magnitudo almeno 7.0».  

Quello che ha generato i terremoti nel reatino e tra le province di Perugia e Macerata è un sistema di faglie molto complesso. «Se studiamo la faglia di Sant’Andrea, che attraversa la California per 1.300 chilometri, sappiamo di trovarci di fronte a un oggetto continuo - ragiona Gianluca Valensise, coordinatore del comitato di gestione dei progetti sismologici dell’Ingv -. Quando lungo quella faglia avviene un terremoto, ad attivarsi sono porzioni diverse dello stesso sistema. Studiare faglie frammentare come quelle dell’Appenino è invece completamente diverso». Scissure piccole, ma «collegate fra loro in un rapporto dinamico», che è poi ciò che ha dato il via alle ultime sequenze telluriche. L’«effetto domino» di cui si parla sta tutto qui. «Va però detto che se da una parte questa sequenza è preoccupante, dall’altro lato la propagazione laterale fa sì che si verifichino una serie di terremoti forti ma non fortissimi - prosegue Messina -. Molto peggio sarebbe se tutti questi segmenti della faglia si fossero mossi tutti insieme, generando un terremoto di magnitudo pari almeno a 7». 




ALTRE DUE SCOSSE PROFONDE NELLE ULTIME 48 ORE  
Come dimostrato anche dagli ultimi avvenimenti, nella regione italiana la maggior parte dei terremoti avviene tra zero e venti chilometri di profondità, nella crosta superiore. Nelle ultime ore, però, si sono registrati anche dei fenomeni geologici profondi. La prima scossa (magnitudo 5.7) è avvenuta alle 22,02 del 28 ottobre nel mar Tirreno, tra le isole Eolie e Napoli, a una profondità di circa 470 chilometri quadrati. La seconda, di magnitudo 4.3, è avvenuta alle 13,58 di ieri, in provincia di Potenza. Profondità: 270 chilometri. Come riferiscono gli esperti dell’Ingv, «questa sismicità, tipica delle zone di contatto tra placche oceaniche e continentali come quelle del margine dell’oceano Pacifico e dell’oceano Indiano, si manifesta nel nostro Paese laddove la litosfera del Mar Ionio si approfondisce sotto l’arco calabro e il Tirreno meridionale». L’origine è dunque diversa da quella dei terremoti che stanno colpendo il centro Italia, dovuti alla rottura di faglie di superficie. Soltanto nel 2014, nel Tirreno meridionale, sono state 324 le scosse di questo tipo: con magnitudo pari o superiore a 3. La causa è da ricercare nelle origini del Mar Ionio, che rappresenta il relitto di un antico grande oceano che occupava la regione del Mediterraneo e che è stato «subdotto» e in parte riassorbito nel mantello terrestre per decine di milioni di anni prima sotto le Alpi e poi sotto gli Appennini. I geologi escludono per il momento possibili relazioni tra questi eventi e l’attiività del Marsili, il vulcano sottomarino che si trova sul fondo del Tirreno a partire da circa tremila metri sotto il livello del mare e si innalza per due chilometri.  




lunedì 9 maggio 2016

Transito di Mercurio sul Sole del 9 maggio, come osservarlo. Lunedì 9 magggio 2016 si potrà osservare il transito di Mercurio sul Sole: ecco orari e modalità per l'osservazione, e qualche cenno storico per capire di che cosa si tratta.

Lunedì 9 maggio 2016 sul disco del Sole comparirà un piccolo "neo" che accompagnerà la nostra stella per tutto il pomeriggio. Sarà Mercurio, il pianeta più piccolo del Sistema Solare, che passerà davanti al Sole. Un fenomeno che nel secolo scorso è stato osservabile dalla Terra per 14 volte: l'ultimo transito osservabile dall'Italia risale al 7 maggio 2003, ed il prossimo avverrà l'11 novembre 2019.

transito2003

Il transito di Mercurio del 2003 - foto dell'Osservatorio Schiaparelli
Il dischetto di Mercurio non si vedrà ad occhio nudo, poiché è circa 150 volte più piccolo del disco solare. L'osservazione si può effettuare attraverso un binocolo o telescopio che deve essere utilizzato solamente con un apposito filtro per attenuare la radiazione solare. Un uso improprio può portare a danni irreversibili della vista.
Per l'occasione si terranno eventi in tutta Italia. L'Osservatorio Astronomico G. V. Schiaparelli di Campo dei Fiori ha organizzato un evento speciale di osservazione pubblica presso i Giardini Estensi di Varese (Via Sacco, 5). Gli esperti saranno presenti per quasi tutta la durata del fenomeno (dalle ore 13 alle ore 18 almeno), con spiegazione del fenomeno e osservazioni in tutta sicurezza con telescopi solari. L'ingresso, sia per pubblico sia per le scuole, è libero e gratuito, e non occorre prenotazione.

Frequenza dei transiti e orari di osservazione per il 9 maggio

Se l'orbita di Mercurio fosse sullo stesso piano di quella terrestre, un transito diverrebbe assai frequente e si ripeterebbe con periodo regolare di circa 116 giorni, tanto è il tempo che impiegano Sole, Terra e Mercurio a ritornare allineati. In realtà, come per la Luna, l'orbita di Mercurio è sensibilmente inclinata rispetto all'orbita terrestre e il transito si può verificare soltanto quando Mercurio attraversa il piano dell'orbita terrestre.
Per facilitarne la previsione si può comunque tenere conto del fatto che possono avvenire sempre soltanto nei mesi di maggio e novembre, proprio quando la Terra interseca il piano dell'orbita di Mercurio.
transito2016 jpg
Il transito di Mercurio del 9 maggio 2016
La figura qui sopra illustra come si presenterà l'evento visto da Varese: l'orario è in UT, per avere l'orario italiano occorre aggiungere 2 ore. Il primo contatto, quando cioè Mercurio "toccherà" il disco solare, avverrà alle ore 13:12; il piccolo pianeta uscirà dal Sole alle ore 20:41, con il Sole che tramonterà quasi esattamente a quell'ora.

Cenni storici

Fortunatamente il transito di Mercurio sul Sole non è un evento rarissimo. In epoca passata i transiti servivano per calcolare la distanza Terra-Sole. Agli inizi del settecento, quando era ormai ben nota la teoria Newtoniana della gravità che muoveva i pianeti attorno al Sole, era ancora abbastanza incerta proprio la distanza tra i pianeti e il Sole. Un transito di Mercurio offriva una bella occasione per misurarla poiché in due luoghi differenti della Terra il piccolo dischetto del pianeta appare proiettato in maniera leggermente differente sullo sfondo del Sole che fa da riferimento. Dalle osservazioni, con semplici triangolazioni e facendo uso delle leggi di Keplero, si risale alla distanza del pianeta.
Il primo che osservò un transito di Mercurio fu Pierre Gassendi nel 1631; nel 1677 Edmund Halley viaggiò fino all'Isola di S.Elena per poter osservare l'evento con una prospettiva differente da quella europea.
In tempi più recenti misure precise dell'orbita di Mercurio sono state cruciali per validare la teoria della relatività generale di Einstein che prevedeva, come infatti accade, che tutta l'orbita di Mercurio ruoti su se stessa alla impercettibile velocità di 1/100 di grado per secolo, una precessione inspiegabile in base alla sola meccanica newtoniana.

domenica 24 gennaio 2016

La Sharapova è l‘atleta con maggior appeal commerciale al mondo



Con l’inizio dell'Australian Open 2015, Repucom rivela che le tenniste sono i personaggi sportivi femminili più venerati e Maria Sharapova è l'atleta più commerciabile a livello mondiale.

Il Report Women and Sport di  Repucom che sarà lanciato il mese prossimo esplora la crescente ascesa e l'importanza delle atlete e della fanbase di sesso femminile.
In base a Celebrity DBI di Repucom, un indice indipendente che quantifica e qualifica la percezione dei consumatori verso le celebrità, i risultati rivelano che le 15 più commerciabili atlete in 15 selezionati mercati chiave a livello mondiale partecipano in otto discipline sportive, di cui quattro di esse sono tenniste: Serena Williams, Maria Sharapova, Venus Williams e l'icona del tennis Steffi Graf, che è ancora l'atleta femminile più commerciabili in Germania, nonostante si sia ritirata 16 anni fa.
Nella classifica a livello mondiale di tutte le celebrità femminili, Sharapova è l'atleta al livello più alto in classifica, al numero 25. Le tenniste sono le celebrità dominanti rispetto ad altri sport femminili, star come Serena e Venus Williams sono rispettivamente al numero 28 e 37, palesando che il tennis è uno sport veramente internazionale con elevata presenza mediatica e diffusione.
Sharapova raggiunge il livello più alto di aspiration tra tutti i giocatori di tennis nel complesso, con un punteggio di 76.60 in Turchia, dove è l'atleta femminile più commerciabile e 71.55 nel suo paese d'origine la Russia. Sharapova è anche la tennista con maggior capacità di attirare l'attenzione del consumatore quando compare sui media, con il più elevato livello di trend-setter ed endorsement rispetto alle altre tenniste.
Nike, Evian e Tag Heuer sono tra i contratti di sponsorizzazione più redditivi per Sharapova, inoltre lei  è brand ambassador per Porsche. Sharapova è anche una businsesswoman di successo e ha lanciato "Sugarpova" negozi di dolci monomarca in tutto il mondo. Con oltre 15 milioni di fan su Facebook, Sharapova è la tennista più popolare nel mondo dei social media superando star maschili come Roger Federer e Rafael Nadal. Ha inoltre 1,42 milioni di follower su Twitter.
La pattinatrice italiana Carolina Kostner è l'atleta femminile con maggior appeal commerciale in Italia. La principessa del ghiaccio ha vinto una medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Sochi 2014. Titoli significativi per lei sono campionessa del mondo nel 2012, cinque volte campionessa europea, sette volte campionessa della nazionale italiana e nel 2011 campionessa del Grand Prix Final. Con il 96 per cento di awareness in Italia, la Kostner è un nome famoso e attira offerte di sponsorizzazione da parte di OVS Attivo Sport Training, Pompadour, Acqua Norda, GrissinBon e Südtirol - Alto Adige.
Marco Nazzari, Managing Director di Repucom Italia, ha detto: "Il tennis è senza dubbio lo sport numero uno per le donne raggiungendo un elevato livello di fruizione televisiva e, come mostrano i dati DBI, le tenniste sono molto apprezzate in tutto il mondo. Visto che il tennis ha competizioni durante tutto l'anno, le tenniste d'elite guadagnano più visibilità e quindi gli sponsor possono avere una presenza costante annuale con il loro ambassador prescelto. Molte tenniste sono figure aspirazionali per i giovani. Stiamo assistendo all'impatto di una seconda generazione di giovani donne che crescono con una probabilità molto più alta di sviluppare un interesse per lo sport, e le celebrità sportive femminili forniscono modelli che stanno chiudendo il gap esistente con le celebrità non-sport e con  le loro controparti maschili

mercoledì 20 gennaio 2016

Nina Moric: «Niente di cui pentirmi»




Nina Moric: «Niente di cui pentirmi»

«Ho visto Nina volare tra le corde di un’altalena, un giorno la prenderò come fa il vento alla schiena». Così sussurrava Fabrizio De André e ricordava di una bambina, suo amore a lungo sperato.

E anche un'altra Nina di voli non ne è estranea. Nina Moric, 38 anni, sa cosa significa fare su e giù. Modella affermata poco più che maggiorenne, showgirl in ascesa agli inizi degli anni 2000, ma anche collezionista di amori sbagliati. Oggi alla ricerca della serenità e non della felicità che, ha scoperto, non sa durare. A farla sorridere, «l'unica cosa bella» della sua vita: Carlos Maria (il figlio nato nel 2002 dall’amore con Fabrizio Corona, con cui è stata sposata dal 2001 al 2007, ndr). E la spontaneità che non smette di accompagnarla. «Spontanea lo sono sempre stata e temo lo sarò sempre», spiega dall'altro capo del telefono e la sua voce si fa malinconica, come più volte lo diventerà nel corso di quest'intervista.

Ma è a questa sua caratteristica che si deve la riuscita dello scherzo di cui è stata vittima (Un appuntamento galante con un quarantenne ricco e affascinante ma con due finti seni sulla schiena, ndr). Finita infatti nelle grinfie dello show Le Iene presentano Scherzi a Parte, la modella croata c'è sì «cascata in pieno», ma ha anche trovato (suo malgrado) il modo per spingersi oltre. «Io di solito non sono una che si lascia ingannare facilmente», spiega a Vanityfair.it, «ma in quel periodo stavo vivendo una situazione difficile. E la situazione era davvero verosimile. Le malformazioni purtroppo esistono e quella poteva essere vera. La situazione mi aveva incuriosito e lasciato senza parole»

Non quanto l'effetto che ha fatto il suo topless.
«Non sono una persona esibizionista, la malizia sta negli occhi di chi guarda. L’ho fatto per fare sentire l’altra persona a suo agio, tutto questo non si è visto perché alcune scene sono state tagliate ma si era creata una situazione d’imbarazzo e io ho deciso di mostrarmi per smorzare la tensione. Di certo non l’ho fatto per mostrare il mio seno, per quello ci sono ancora in giro tanti miei calendari. E poi si figuri se volevo parlare del mio problema in televisione».
Lo rifarebbe?
«In una situazione come quella sì, E poi il mio è solo un piccolo difettuccio. Non è che si tratta davvero di quattro capezzoli, cioè due non sono sviluppati, è come se fossero due nei. Sono in pratica invisibili».
Cosa ha pensato il suo fidanzato (Luigi Favoloso, imprenditore 27enne, al suo fianco da qualche mese, ndr) quando ha visto quella scena?
«Luigi non l’ha interpretata come una scena volgare, è una persona intelligente, mi conosce e sa perché l’ho fatto. Ha capito e apprezza il mio essere sensibile. Io nella vita sono altro e lui lo sa. La cosa che mi spiace di più non è di certo il topless».
Cosa, allora?
«Mi dispiace che siano venute fuori due cose non vere: non sono una che si innamora ogni due secondi e non sono mai stata con un uomo ricco. Non sono un’arrivista, sono rimasta a vivere in Italia solo per amore. E mi sono sempre mantenuta da sola. Per questo non accetto che mi si dica che in un compagno guardo il patrimonio».
Cosa guarda, invece?
«Sono molto romantica e credo nell’amore dopo tutte le delusioni che ho avuto. Non ho bisogno di un uomo che mi mantenga, ma di uno che mi ami. Ma deve dimostrarlo con i fatti, non con le parole».
Adesso è felice?
«La felicità per me non conta più. Sono alla ricerca di persone che mi diano serenità. E con lui sono serena e so che può durare a lungo».
Che mamma è con Carlos?
«La severità non mi appartiene, sono una mamma complice. Siamo mamma e figlio, ma siamo anche molto amici. Se ognuno ha la sua anima gemella, lui è la mia».
Cosa prova nel vederlo crescere?
«Mi piace che sia ancora bambino, non è interessato alle altre ragazzine, è un piccolo scienziato, gli piace molto studiare».
Che voto si dà come mamma?
«Sono orgogliosa, lui è il mio capolavoro. Non voglio vantarmi ma penso di essere stata brava con lui. Ero giovane e l’ho cresciuto da solo».
E lei “da grande” cosa vorrebbe fare?
«Vorrei abbandonare la tv, non mi piace più. Adesso odio stare al centro dell’attenzione. Mi piacerebbe dedicarmi alla mia grande passione: la musica. Ho lanciato anche una mia linea di cosmetici. Vorrei fare questo per qualche anno e poi andare in pensione. Voglio godermi la vita».
Cosa le manca per farlo?
«Non so, se guardo al passato farei altre scelte. Mi manca la mia carriera da modella, ero una top affermata in America. Se potessi tornare indietro non dico che non verrei in Italia perché se no non avrei mio figlio, ma ripartirei subito dopo la sua nascita».
Invece allora è rimasta.
«Sì, e il gossip mi ha rovinato la vita, mi ha mangiato il fegato. Ripensare al passato mi fa molto male. Non sono riuscita a fare e a dare altro. Il periodo più buio adesso è passato, ma l’uomo che avevo sposato sarà sempre la spada che mi porterò dietro».
Cosa si augura per il futuro?
«Vorrei andare via dall’Italia, magari a Londra. In un posto in cui non sono conosciuta solo per il gossip, mi piacerebbe poter avere un’altra possibilità. Ma nonostante tutto mi sento pulita. Mi guardo allo specchio e non mi vergogno. E non è poco».
Scopri tutte le foto di Nina nella big gallery in alto. A destra, le immagini dello scherzo.

Partito il progetto S.Pellegrino Young Chef 2015 in vista di Expo Milano 2015




Fino al 16 dicembre c’è tempo per partecipare al talent mondiale

MILANO – Ottime notizie per gli chef under 30. S.Pellegrino ha lanciato in tutto il mondo un progetto per trovare il miglior chef per il 2015. Al talent è possibile partecipare accendendo al form della piattaforma ufficiale di Fine Dining Lovers, il sito dedicato agli amanti della buona tavola supportato da S.Pellegrino e Acqua Panna.
IL TALENT– Si tratta di una caccia internazionale che coinvolge 20 diverse regioni in tutto il mondo e alcuni dei migliori chef mondiali fungeranno da tutor e membri della giuria. Ingredienti, abilità, ingegno e bellezza dei piatti saranno i parametri che consentiranno ai primi 10 classificati per zona di sfidarsi in un evento locale che decreterà il vincitore finale della regione e quindi i 20 finalisti. Ma non è tutto. A questa iniziativa è affiancata anche da un progetto di S.Pellegrino e Vogue Italia. I 20 chef finalisti si incontreranno con 20 designer di prestigio che collaboreranno in tandem. Questi ultimi dovranno reinventare i piatti degli chef e l’evento clou che celebrerà la coppia vincitrice si svolgerà dal 25 al 27 giugno in pieno Expo Milano 2015, di cui S.Pellegrino è partner ufficiale.
S.PELLEGRINO E VOGUE ITALIA – Dall’incontro di questi due attori simbolo di glamour e classe è nata anche una nuova bottiglia in limited edition che verrà servita sulle migliori tavole degli Emirati Arabi dal marzo 2015. La bottiglia è stata creata per celebrare la collaborazione in tutto il mondo di questi due ambasciatori dello stile e dell’arte di vivere all’italiana.

Più liberi e più felici. Celibi (o nubili) è bello


Niente abito bianco. Zero promesse di stare insieme per tutta la vita. Nessuna persona con cui condividere, mediare, discutere a tutti i costi... Una prospettiva triste? No, al contrario. I single felici esistono e sono sempre più numerosi.

IL MANUALE DEI SINGLE/ Dalla mappa geografica alle domande da non fare...




Niente abito bianco. Zero promesse di stare insieme per tutta la vita. Nessuna persona con cui condividere, mediare, discutere a tutti i costi... Una prospettiva triste? No, al contrario. I single felici esistono e sono sempre più numerosi. E'una scelta, quella di non sposarsi. E non fatevi ingannare dall'elevato numero di siti per incontri online, appunto. Non sono agenzie matrimoniali per zitelle e scapoloni in cerca di una dolce metà da sposare. Al contrario: in Rete ci si conosce, si esce, si fanno conoscenze e nuovi amici, a volte scatta l'amore, ma non è detto che duri per tutta la vita. 

LE MOTIVAZIONI - Rimanere celibi o nubili significa "potersi organizzare l'agenda come si vuole", spiega la maggior parte delle persone intervistate daAffaritaliani.it. Il lato positivo su cui tutti i single puntano. "Non avere orari, potersi organizzare a proprio piacimento. Vivere secondo i propri ritmi etrovare il tempo per stare soli con se stessi". E ancora: "Meglio dividere il letto soltanto con il gatto, disporre della propria vita senza dovere per forza trovare delle mediazioni  quotidiane, non cucinare o fare lavatrici per altri se non per se stessi". Qualche donna rivendica pure la libertà di non essere sempre perfetta e depilata...
L'AUTOSTIMA - Una scelta, quella di essere single, che sembra dare buoni risultati per se stessi, appunto. In generale, secondo una ricerca condotta da Meetic, il 73% dei single dichiara di avere una buona autostima nella vita quotidiana. Percentuale che aumenta in relazione al numero degli appuntamenti che si hanno: fra i single che hanno più di 11 nuovi appuntamenti all'anno, arriva a superare l'80%. Ed è noto che più consapevolezza si ha di se stessi e più si risulta affascinanti agli occhi degli altri, in un circolo virtuoso che si autoalimenta. "Incontrarsi, conoscersi e piacersi: una triade che consolida l'autostima e la sicurezza in sé, che rende più disinvolti nelle relazioni e nei nuovi incontri, più liberi di esporsi accantonando timori ed incertezze!" ha commentato Monica Zentellini, psicologa e psicoterapeuta di Meetic Italia. "Più ti esponi più impari a farlo, più lo sai fare e più gli altri lo percepiscono, e nella maggior parte dei casi ne sono attratti"
LA MAPPA GEOGRAFICA - In Italia ci sono oltre sette milioni di single, secondo i calcoli diffusi da Meetic. Milano è la città single per eccellenza. Se il cuore pulsante del Nord (circa 9.000 utenti attivi) batte la capitale del Bel Paese (circa 8.000 utenti attivi) in termini di opportunità, Torino e Napoli sono le città che meglio sanno cogliere le possibilità settembrine con oltre 3.000 single attivi sulla rete. Dall'analisi del database Meetic, si scopre anche quali sono i cittadini più timidi: ad Ancona, Pescara e Brindisi, infatti i single attivi nella ricerca di un potenziale partner online scendono sotto i 1.000, mentre a Trento e Terni sono meno di 500. Fanalino di coda infine Aosta, Campobasso, Cosenza, Olbia, e Caltanissetta che con meno di 300 iscritti in attività, risultano le città più introverse. Ma dopotutto si sa che "Regione che vai, usanze che trovi".
Il partner ideale vive preferibilmente nel proprio quartiere o almeno nella propria provincia. L'andamento delle ricerche evidenzia infatti come queste si concentrino appunto verso utenti della medesima città. Piacenza tuttavia, rispetto al numero degli iscritti, è la città che fa registrare il maggior numero di ricerche verso altre regioni d'Italia, segnale che forse i suoi abitanti sono gli unici pronti per una relazione a distanza, spingendosi oltre i propri confini.
LE DOMANDE DA NON FARE -  Il 69% dei single italiani è infastidito dalle domande sul proprio status sentimentale, commenti che, creando una sorta di agitazione, sembrano minare la tranquillità e la positività necessarie per conoscere qualcuno di nuovo. Perchè questi commenti si portano dietro solitamente una sorta di giudizio negativo: la società spesso non è pronta ad accettare che una donna rinunci a farsi una famiglia tradizionale...
La domanda più seccante è “Perché sei ancora single?” (43%) verso la quale gli Italiani si mostrano decisamente sensibili. Segue il tradizionale commento “Dovresti provare ad essere meno selettivo!”, nel quale ben il 29% dei single avverte una sorta di giudizio. Il tipico atteggiamento “da Cupido” dei parenti che in maniera amichevole provano a suggerire un amico o un’amica come potenziale partner, non è apprezzato: sono infatti il 27% dei single a ritenerlo invadente e di scarso successo.

LA MAPPA PER I SINGLE/ Paese che vai, partner e amici che trovi
paesi europei meetic

La matematica è femminista? Risolvi il problema...

In italia il tasso di ragazze che studia materie scientifiche è tra i più alti del mondo. Eppure poche fanno strada. Colpa della bassa autostima e degli stereotipi

Dicono che le ragazze non siano particolarmente dotate per la matematica. Dicono si tratti di una questione genetica. L’idea di un divario a radice cromosomica è stata proposta nel 2005 dall’allora presidente di Harvard, Lawrence Summers, con il nome di “ipotesi della più alta variabilità maschile”.



TRA GLI UOMINI CI SAREBBE UN MAGGIOR NUMERI DI EINSTEIN E DI ASINI. Le donne avrebbero una media più alta, e purtroppo scarsi picchi di eccellenza. Ma quest’anno, per la prima volta, la medaglia Fields (una sorta di Nobel per la matematica) è stata vinta dall’iraniana Maryam Mirzakhani, 37 anni, che ha elaborato un nuovo metodo per calcolare il volume di oggetti con superfici curve. Ovvero, la sella di un cavallo, la curva di una ciambella…



MARYAM MIRZAKHANI è un’eccezione o la prova di un pregiudizio da sfatare?
 Laurent Cohen, professore di neurologia all’ospedale Pitié-Salpêtrière a Parigi, sfata molti miti nel saggio Perché le ragazze sono brave in matematica? E altre storie sul cervello (Castelvecchi). Janet Mertz e Jonathan Kane (università del Wisconsin) hanno analizzato i risultati dei test internazionali di matematica, rivolti a studenti di 86 nazionalità diverse. Valutando il grado di equità sociale fra i sessi (misurato in base a differenze nei salari, educazione e partecipazione alla vita politica) viene fuori che la penalizzazione delle donne in matematica è proporzionale al grado di emancipazione.



«LA TECNOLOGIA E' TROPPO IMPORTANTE PER ESSERE LASCIATA SOLO AGLI UOMINI»
 semplifica la questione Neelie Kroes, commissario europeo per l’Agenda digitale. Strada da fare ce n’è. In Europa, soltanto una donna su cento è assunta nel settore informatico mentre le diplomate sono il 20 per cento. E in Italia? La percentuale di ragazze che studiano materie scientifiche è tra le più alte al mondo: il 50,3 per cento rispetto a una media Ue del 37,5. Sulla carta perciò saremmo in regola, «ma non sempre le donne hanno l’autostima e l’ambizione necessaria per farsi avanti e pretendere riconoscimenti», spiega Susanna Terracini, docente di analisi matematica all’Università di Torino. «Alcune mie brillanti studentesse non si sentono all’altezza di un dottorato, scelgono obiettivi “facili”, al di sotto delle loro capacità».



FAMIGLIA? EDUCAZIONE? GIOCHI? Si lamenta persino la sorella di Mark Zuckerberg, Randy: «A lui compravano i videogame, io giocavo con le bambole!».

GLI STEREOTIPI DI GENERE SI FORMANO A 4 ANNI secondo Christianne Corbett, co-autrice del rapporto Why so few? Women in science, technology, engineering and math. «Se da piccola ti senti ripetere che la matematica è da maschi, è difficile che ti piaccia», sostiene Chiara Burberi, a capo di Redooc, piattaforma che promuove lo studio delle materie Stem (Science, technology, engineering, math) nelle scuole. La scommessa è rendere tutto divertente, matematica compresa. Per le bambine dagli otto ai 13 anni ma anche per i maschietti (nessuna discriminazione al contrario), Redooc organizza i laboratori Un’ora con la Mati (Matilde, la nuova matematica).

LE EQUAZIONI SERVONO PER DECIDERE. Dato un budget e l’obiettivo di divertirsi il più possibile il sabato sera, è meglio andare a ballare o al cinema? Altro problema: gli uomini vogliono diffondere i loro geni e le ragazze vogliono qualcuno che protegga i loro figli. Il diario di Bridget Jones di Helen Fielding descrive una manager di 33 anni, che lavora nei media, dove il 70 per cento sono donne laureate. Statisticamente un uomo sposa una donna che ha la metà dei suoi anni più nove. Come farà Bridget a trovare un marito di 48 anni che non sia gay, già sposato o divorziato con figli e alimenti da pagare? Risolvete l’equazione!

Paternità: mio figlio conta di pi


.. della carriera, della dedizione totale al lavoro, del giovedì a calcetto. Per le donne è normale pensarlo, gli uomini cominciano ora. E spesso, in ufficio, la pagano cara...


Andrea, 45 anni, separato da quattro, martedì e venerdì esce dall’ufficio alle 16 per prendere le due gemelle all’uscita di scuola (seconda elementare) e tenerle con sé fino all’indomani. Nella divisione dei compiti di cura tra lui e l’ex moglie, architetto, gli toccano anche il pediatra e lo sport del sabato mattina e se le bambine si ammalano si fa un giorno per uno. L’organizzazione per la cooperazione internazionale dove Andrea lavora, in teoria, potrebbe essere un posto di lavoro all’avanguardia e apprezzare il suo ruolo di padre attivo e invece, spiega lui, «mal sopportano che io, maschio, necessiti di flessibilità.Considerano stravagante ed eccessivo questo mio occuparmi delle figlie. Eppure non ho mai sgarrato nei risultati». 

I GRANDI MANAGER. Nel frattempo la scorsa estate Max Schireson, amministratore delegato di MongoDB ha lasciato il “miglior lavoro di sempre” per essere un padre presente e supportare la carriera della moglie docente a Stanford. Negli stessi giorni Bob Moritz, presidente della società di revisione Pwc, ha scritto un articolo per invitare gli uomini a discutere di cura e conciliazione. E la storia di Todd Bedrick, assurance manager alla Ernst & Young, sei mesi di paternità per imparare a fare il padre e agevolare il ritorno della moglie all’insegnamento, ha ispirato un articolo del New York Times che si è chiesto: allontanarsi dal lavoro dopo un figlio ha conseguenze negative sulla carriera di un uomo? Con molte probabilità sì, è stata la risposta.
 
TUTTO QUESTO SUONA FAMILIARE A NOI DONNE esperte del funambolico mondo della conciliazione tra casa e ufficio. Dove, per la prima volta, fa capolino un numero crescente di padri che si occupa dei figli per piacere e per dovere, spartisce il lavoro domestico, cucina e fa la spesa. Un’esperienza di amore e di conflitto che li porta «a umanizzarsi, smarcandosi da un’idea di mascolinità granitica insensata, distante dall’affetto, uscendo da una gabbia culturale ormai stretta», come spiega Elisabetta Ruspini.

UNO STUDIO Elisabetta Raspini è sociologa docente all’università Bicocca di Milano che sta per pubblicare negli Usa, con la collega Isabella Crespi il testoMen, work-life balance and family policy, ovvero uno studio sulle esperienze maschili nella conciliazione tra cura dei figli e lavoro. Nove i Paesi coinvolti tra cui Italia, Polonia, Inghilterra e Svezia: «L’Europa coglie questo cambiamento, lo studia e investe sull’equità di genere anche sostenendo con politiche specifiche l’impegno dei padri. Con realismo però: i tre mesi di congedo di paternità retribuito previsti in Islanda sono impensabili in Italia, manca la cultura per recepirli».

CONGEDO DI PATERNITA' IN ITALIA. Qui da noi la legge prevede tre giorni a casa senza decurtazione di stipendio entro i primi cinque mesi del bambino. E fino a sette mesi di congedo parentale in alternanza con la madre, che però sfruttano in pochi. Sia chiaro. Il lavoro di cura pesa ancora, per tre quarti, sulle donne. Nel regno delle buone intenzioni, secondo l’89,2 per cento degli italiani, gli uomini dovrebbero partecipare di più alla cura dei figli. Secondo l’87,4 per cento, se entrambi i genitori lavorano fuori casa, l’accudimento domestico dovrebbe essere paritario (dati Istat). Nella pratica delle coppie occupate, invece, l’asimmetria dell’impegno è del 71,2 per cento. Però tra gli under 35 la percentuale scende, soprattutto tra insegnanti (64,7 per cento), laureati (65,2 per cento) e nella zona del Centro Nord (68,4 per cento). In generale, nel 2009 (ultimo dato disponibile) le lavoratrici avevano ridotto di 12 minuti al giorno l’impegno domestico (per un totale di 73 ore in un anno), mentre gli uomini l’avevano incrementato di quattro minuti (24 ore all’anno). 

UOMINI: NUOVI ALLEATI? Scoprire, seppur lentamente, delizie e croci del lavoro di cura farà degli uomini i nostri nuovi alleati per chiedere un’organizzazione del lavoro più flessibile e raggiungere più velocemente l’equità? Ci crede Anne Marie Slaughter, ex staff di Obama, capo del think tank New America Foundation: «La prossima rivoluzione sarà maschile». E ci crede anche l’Onu, che ha lanciato la campagna #HeForShe, con testimonial Emma Watson (“Gli uomini nostri alleati verso la parità”). Ma loro, i diretti interessati, che ne pensano? Hanno voglia di fare delle loro esperienze di cura una questione politica?
Manlio, 52 anni, cinque figli dai 18 ai due anni, responsabile di una prestigiosa distribuzione di vini, non ne è convinto: «Con colleghi e capi è meglio non discutere di queste cose, né approfittare di permessi o ferie. Anche se a casa hai tanto da fare, in ufficio devi dare l’impressione di seguire i loro stessi orari ed essere in grado di organizzarti da solo. Essere valutati dai risultati e non dal tempo trascorso al lavoro? È una favoletta. Al primo errore, la tua flessibilità diventa fonte di guai». La pensa allo stesso modo l’80 per cento degli uomini intervistati in uno studio dal Boston College sui “padri impegnati”: meglio seguire un percorso informale per prendersi tempo da dedicare ai figli, senza chiamarlo ufficialmente congedo di paternità. Insomma, lo si fa, ma senza trasformarlo in una rivendicazione. 

UNO STILE DI VITA. Lo si mette in pratica, diventa uno stile di vita. Come per Simone Regazzoni: insegna filosofia all’università di Pavia, è direttore della casa editrice Il melangolo, scrittore (Abyss di Longanesi, ottimo esordio estivo, ora avrà un sequel) e anche portavoce di Raffaella Paita, candidata alla presidenza della Regione Liguria, ed è il papà presente di Julia, quattro anni. «Quando è arrivata la bambina non mi sono arrangiato “trovando buchi”, ma ho proprio riorganizzato la mia vita. Per esempio, della poppata notturna mi sono sempre occupato io. In quelle ore ho iniziato a scrivere, in quello spazio è nato il mio romanzo. Al mattino mia moglie esce presto, io preparo la bambina e la porto a scuola, dalle sei di sera sono sempre a casa. Sono fortunato, ho orari flessibili; ma quanti, anche potendo, alla cura dei figli preferiscono l’aperitivo, il calcetto o altre cose da Peter Pan?». Regazzoni preferisce testimoniare un modo di essere padre e non mettersi nemmeno a discuterne con i suoi pari: «Se ci provi, si irrigidiscono. Senza generalizzare: tra i miei coetanei vedo due categorie prevalenti. Maschi tradizionalisti e mogli sovraccariche oppure, all’opposto, mammi, che abdicano al loro ruolo sostituendosi alle madri. Entrambi spesso in crisi di coppia». Chi ha ragione? Il dibattito è aperto, maschi fatevi avanti! Con le parole e, finalmente, anche con i fatti. 

Migliora la qualità del lavoro. Ecco perché fare la pausa caffè

La pausa caffè è fondamentale, imprescindibile 

per riprendere con più slancio la propria giornata professionale.

 Per oltre l’80% dei lavoratori

 "staccare pochi minuti migliora la qualità del lavoro.

 

Il sondaggio

La pausa caffè è fondamentale, imprescindibile per riprendere con più slancio la propria giornata professionale. Ne è convinta la stragrande maggioranza dei lavoratori italiani che hanno partecipato all’ultimo sondaggio di Openjobmetis, lanciato sul sitowww.openjob.it. L’Agenzia per il Lavoro con sede centrale a Gallarate ha infatti chiesto ai propri lettori web se ritengono che la pausa al lavoro sia importante: ha risposto sì oltre l’80%.

Gran parte degli oltre 1000 votanti ha sottolineato l’importanza di staccare qualche minuto per riposare la mente e riordinare le idee, confermando così i risultati di numerosi studi condotti a tal proposito: tra i più rilevanti, ricordiamo l’indagine coordinata da Lila Davachi del dipartimento di Psicologia della New York University che evidenzia come “tutte le piccole pause che si riescono a prendere nel corso dell'attività lavorativa o di studio, favoriscono l'apprendimento e la memorizzazione di ciò che si è appena incamerato nel cervello”.



L’83% dei votanti non ha dubbi e alla domanda "Far pausa sul lavoro: è importante?" risponde con un deciso sì, sottolineando come quanto sia ritemprante staccare, anche per pochi minuti, per poi riprendere con profitto il proprio lavoro.


Il 50% riconosce il valore della pausa, ma per loro sono “sufficienti solo 5 minuti per un caffè”.

Tra i tanti votanti che riconoscono il “potere rigenerante” del break, il 25% è convinto che il valore della pausa “non è abbastanza riconosciuta dal datore di lavoro”. L’8%, infine, ha manifestato un’esigenza ancor più forte, affermando che “sarebbe bello potersi distrarre con un’attività più ricreativa in uno spazio dedicato”.

C’è però anche un rilevante numero di votanti, il 17%, che non considera i momenti di relax fondamentali e produttivi. Per loro è quindi preferibile l’opzione “non perder tempo per concludere prima il mio lavoro”.

In definitiva, il sondaggio rivela quanto i lavoratori italiani, da Varese a Catania, apprezzino e riconoscano il valore delle pause nelle dinamiche della quotidiana vita professionale. Le donne costituiscono la parte più rappresentativa di votanti, oltre il 73% di un panel composto, per l’83%, da persone in possesso di un titolo di studio pari o superiore al diploma. 

Bullismo: 12enne si lancia dal balcone a Pordenone. Padre: 'Siamo distrutti'

Ha lasciato una lettera per i compagni di classe: "adesso sarete contenti". Ha parlato del suo disagio anche ai soccorritori




"Siamo una famiglia distrutta e ferita da quanto accaduto": lo ha riferito all'ANSA il padre della ragazzina che ha cercato di uccidersi lanciandosi dal secondo piano della palazzina dove abita, a Pordenone, denunciando di essere rimasta vittima di presunti atti di bullismo. "Non intendiamo rilasciare alcuna dichiarazione - ha aggiunto - perché abbiamo affidato la gestione del caso al nostro avvocato. Nostra figlia ha bisogno di serenità e non possiamo permetterci un assalto mediatico. Ha dodici anni e deve stare lontano dai riflettori".
La ragazzina di seconda media, di 12 anni, si era gettata dal secondo piano della propria abitazione restando ferita in modo grave. Prima di lanciarsi nel vuoto, la piccola aveva lasciato due lettere sulla scrivania: una ai genitori, scusandosi per il gesto; l'altra ai compagni di classe, con una frase emblematica, "adesso sarete contenti".
"Oggi dovevo tornare a scuola dopo la malattia, ma io non ce la facevo a rientrare in quella classe. Avevo paura di urlare al mondo i miei timori e così ho deciso di farla finita". E' quanto ha raccontato la dodicenne, da terra, dove era ferita ma lucida dopo essersi lanciata dalla finestra di casa, alla prima persona che l'ha soccorsa, un vicino di casa, il quale lo ha detto all'ANSA.
La ragazzina è finita prima sulla tapparella del piano sottostante, che ne ha frenato la caduta, poi a terra. Rimasta sempre cosciente, la piccola è stata immediatamente soccorsa e ricoverata con prognosi riservata nel reparto di Terapia Intensiva di Pordenone, dove i sanitari le hanno diagnosticato numerose fratture. Per il sospetto interessamento dell'area spinale, si sta ora valutando il trasferimento all'ospedale di Udine. La madre si è accorta della vicenda quando, entrando nella sua camera, non ha trovato la figlia notando la finestra aperta. Allora si è affacciata e l'ha vista nel cortile. Le lettere lasciate sulla scrivania non sono state scritte oggi ma riportano una data della settimana scorsa, probabilmente giovedì.
Polizia indaga sui messaggi e i social network. Procura minori sequestra devices ragazzina 
La Procura per i minorenni di Trieste ha disposto il sequestro dei devices nella disponibilità della ragazzina. Secondo la polizia si tratta di un atto "necessario per poter cercare un collegamento tra le accuse che la dodicenne ha formulato in una lettera di addio e l'eventuale comportamento di qualche coetaneo". Il sequestro di telefonino e apparecchiature informatiche è stato deciso anche perché nell'ultima settimana la ragazzina è rimasta a casa senza andare a scuola e dunque gli unici contatti con amici e compagni potrebbero essere avvenuti unicamente tramite internet o sms. Appena le condizioni della dodicenne lo consentiranno, la Procura per i minori disporrà un'audizione protetta. Solo dopo che avrà circostanziato possibili accuse gli investigatori potranno sentire, con le medesime modalità, eventuali minorenni coinvolti.

Oltre che nella lettera lasciata sulla scrivania, la dodicenne anche nelle prime fasi dei soccorsi, tanto al personale del 118, quanto alla mamma e pure agli agenti della Squadra Volante della Polizia di Stato, che stanno svolgendo le indagini, ha ripetuto il proprio disagio per i difficili rapporti con amici e coetanei della scuola.